lunedì, marzo 05, 2007

 
I POST SONO TEMPORANEAMENTE SOSPESI

lunedì, febbraio 05, 2007

 

SANGUE E IPOCRISIA


All'indomani dei tragici fatti di Catania tutti hanno espresso condoglianze e solidarietà alla famiglia dell'ispettore di polizia, caduto nell'espletamento del proprio dovere, e al corpo della polizia stesso, sempre in prima linea nell'affrontare la delinquenza dilagante. Poi è venuta la decisione della sospensione delle partite di calcio e la richiesta, da più parti, di adottare il "pugno di ferro" per contrastare, reprimere e prevenire tali fenomeni. Ma l' "ora basta" così fermo del potere politico e sportivo e degli addetti alla sicurezza pubblica, che in altre occasioni ci farebbe penosamente sorridere, induce ora in noi un sentimento di rabbia e, insieme, di rassegnazione.
"E' colpa della società, della mancanza di valori, i giovani non hanno più punti di riferimento etc. etc." Le solite balle. Nessuno ha messo in rilievo come, in generale, in un mondo violento quale il nostro (dall'Afghanistan alla Cecenia all'Iraq alla Somalia alla Palestina al Darfur e via discorrendo) la violenza sia diventata internazionalmente "normale" e quotidiana.
Nessuno ha messo in rilievo come, in particolare, intere regioni del sud Italia siano state abbandonate da molti decenni alla gestione delle varie mafie e camorre, con la collusione patente (e più volte dimostrata) della politica e del grande capitale. Ciò detto, come si fa a stupirsi della violenza che insanguina il nostro paese e indignarsi perchè certe cose avvengono?
La società siamo noi, i cittadini. I valori debbono essere dentro di noi e "consegnati" ai più giovani per mezzo dell'onestà individuale e dell'esempio, con l'aiuto della scuola.
Certamente: la dolorosa morte di un "servitore dello stato" fa scalpore e notizia. Si sospendono le partite, si chiudono gli stadi. Ma si chiudono forse i cantieri e le fabbriche laddove ogni anno, in Italia, avvengono più di duemila "morti bianche" sul lavoro? Si incriminano forse, per ciò, gli industriali responsabili? E' un esempio modesto, ma eclatante. I morti non sono tutti uguali.
L'Italia è un Paese di conniventi. La mafia vota e fa votare, dunque meglio non colpirla troppo. La Chiesa è potente ed ubiqua: tiene saldamente in pugno uomini politici e capitali. Non bisogna (non si può) inimicarsela. I nostri "rappresentanti" rappresentano in realtà ormai solo se stessi e i loro particolari interessi.
Tutta questa quotidiana porcheria ci deprime e ci disgusta.
Fra una pubblicità e l'altra, fra la telenovela di Silvio e Veronica e quella fra Romano e i suoi "alleati" di governo, scorre il sangue degli italiani.
Si sta facendo tardi. Andiamo a mangiarci una pizza.

mercoledì, gennaio 31, 2007

 

PICCOLI CARDINALI CRESCONO


Così, caro Presidente della Repubblica, dopo tutte le attenzioni che Lei ha riservato da Madrid alle posizioni della Chiesa sui Pacs e il massimo grado di carinerie espresso verso il Vaticano, un giovane cardinale, mons. Giuseppe Betori, segretario della Cei, la prende (ci scusi per l'espressione) a "pesci in faccia". La legge sulle coppie di fatto, dice Betori, è "superflua...gli stessi favori previsti per la famiglia non possono essere trasferiti ad altro soggetto... un cattolico non può arrivare a un riconoscimento della coppia". Continua poi, riferendosi al riconoscimento legale delle unioni omosessuali, che ciò significa la perdita di "ogni rilevanza alla mascolinità e alla femminilità della persona umana". Prosegue ancora, in tono velatamente (?) minaccioso, sottolineando che, di fronte a una legge (approvata dal Parlamento libero e sovrano di uno Stato estero!! n.d.r.) la Cei non rimarrà inerte. Farà certamente "diga" con il mondo cattolico. Ma, tiene a precisare mons. Betori, "la diga si può fare in tanti modi. Un eventuale referendum è solo uno dei tanti modi di resistenza a una legge che non fosse condivisa".
Caro Presidente, ci perdoni, non intendiamo certo dare lezioni a Lei, ma vorremmo solo ricordarle che "chi si fa agnello, il lupo se lo mangia". O, data la sua origine, commentando alla "napoletana", ci verrebbe proprio da dire che siamo finiti "cornuti e mazziati" (absit iniuria verbis).

martedì, gennaio 30, 2007

 

SONO SODDISFAZIONI...


Il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, dalla trasferta in terra di Spagna, ci fa pervenire (non a noi personalmente...) una dichiarazione sulla vexata quaestio dei Pacs: "Ci sono sensibilità diverse e c'è sicuramente anche una componente di storica ispirazione cattolica, sul piano politico, all'interno della maggioranza di centrosinistra. Non ho dubbi che si potrà trovare una sintesi nel dialogo. Dialogo anche con la Chiesa cattolica, tenendo conto delle preoccupazioni espresse dal Pontefice e dalle alte gerarchie ecclesiastiche".
Dato che il cardinale Ruini (a nome e per conto della Cei) e tanti altri illustri prelati lanciano, quotidianamente, anatemi contro chi si permette anche solo di ricordare che il suolo italiano non appartiene (ancora) allo Stato del Vaticano, è consolante sentire che il nostro Presidente della Repubblica ha molto a cuore "le preoccupazioni del Pontefice e delle alte gerarchie ecclesiastiche". Abbiamo dovuto aspettare sessant'anni per avere un Presidente comunista, ma ne valeva la pena: sentito come gliele canta a 'sti preti? Sono soddisfazioni...

venerdì, gennaio 26, 2007

 

LA VIA GIUDIZIARIA


In questo paese senza controllo morale, senza alcun senso civico, senza il benché minimo rispetto della cosa comune, senza solidarietà, senza pietà e pietas, senza valori (tranne quelli con il cartellino del prezzo), senza nulla di nulla, ebbene, in questo paese allo sbando, pare che l'unica forza che "tenga" sia la magistratura. Ad essa, o quantomeno alla sua parte più sana, abbiamo ormai delegato ogni forma di lotta: all'ingiustizia, all'arroganza del potere, alla prevaricazione del forte sul debole, agli abusi delle "forze dell'ordine", alla mafia, ai concorsi truccati, agli appalti pubblici venduti e via elencando. L'assoluta incapacità di auto-emendarsi di questa società, delle sue rappresentanze istituzionali, dei partiti ai quali avevamo (fiduciosamente) affidato il compito di rappresentarci, ha portato a far sì che quella magistratura, da sempre considerata "cane da guardia" del potere, sembri rimasta ora l'ultimo baluardo contro tutto ciò che di marcio, quotidianamente, ci viene riversato addosso. Ci rendiamo perfettamente conto, nel momento in cui facciamo queste affermazioni, del limite intrinseco delle stesse, sia perchè nessuno potrà convincere fino in fondo degli ex-sessantottini (quali noi siamo) che i "cattivi", tante volte sullo scranno a giudicarci (e condannarci), siano improvvisamente divenuti nostri paladini, sia perchè non riusciamo a concepire, per formazione culturale e politica, una "via giudiziaria al socialismo"o, più semplicemente, una giustizia che si pone, unico soggetto, come arbitro delle sorti di un paese. Eppure, come rilevavamo in precedenza, di fronte all'ignavia delle rappresentanze istituzionali preposte, la magistratura va ad occupare questi spazi vuoti e riesce a dare risposte ad esigenze che, diversamente, non troverebbero neppure rappresentanza.
Vogliamo portare a supporto di questa affermazione il processo a dirigenti, funzionari, agenti di polizia che si tenta (faticosamente) di celebrare a Genova: i fatti accaduti nel 2001 al G8 sono tra i più vergognosi che la storia recente del nostro paese annovera. E la vergogna non sta, come qualcuno vorrebbe far credere, nei comportamenti dei dimostranti no-global, bensì nel vero e proprio massacro perpetrato dalle "forze dell'ordine" nei confronti di pacifici studenti, giornalisti (e varia umanità) che sostavano tranquillamente all'interno della scuola Diaz; per giustificare l'irruzione la polizia costruì prove false, mettendo due bottiglie molotov all'interno della scuola, come ha confessato uno degli agenti. Bene, ora le due bottiglie sono scomparse, "smarrite" o "casualmente distrutte", come ha dichiarato il questore. L'on. Alfredo Biondi di F.I. (uno dei difensori dei poliziotti) ha subito chiesto di non procedere con il processo, in mancanza del corpo del reato, ma il Presidente della Corte, Barone, ha rigettato l'istanza. Riportiamo dal "Corriere della Sera": "Barone ha stigmatizzato duramente il comportamento della Questura: dapprima sottolineando come sia impossibile perdere o distruggere corpi di reato di tale valenza se non per dolo o negligenza e non ha escluso di prendere provvedimenti diretti contro chi le aveva in custodia. Ancora più duro il Pm Zucca che ha chiesto di aprire un procedimento contro gli eventuali responsabili e ha sottolineato come nel periodo in cui, secondo la risposta del questore, sarebbero state distrutte le due molotov, presso la questura di Genova lavorasse ancora uno degli imputati: il vice della Digos Spartaco Mortola".
Ci chiediamo: perchè da cinque anni il "Comitato Verità e Giustizia per Genova" chiede, inascoltato, una Commissione d'inchiesta parlamentare? Perchè questo nuovo governo non la costituisce? Perchè (ed è la domanda che ci riporta alle considerazioni iniziali) siamo costretti solo a sperare che esista una "via giudiziaria" che spali tutta la merda che ci viene buttata addosso?

mercoledì, gennaio 24, 2007

 

LAICISMO E CONFESSIONALISMO


Il vocabolario della lingua italiana di Nicola Zingarelli così recita:
Laico: aggettivo che significa “che si ispira ai principi del laicismo”.
Laicismo: “Atteggiamento ideologico di chi sostiene la piena indipendenza del pensiero e dell’azione politica dei cittadini dall’autorità ecclesiastica”.
Stato laicista: “Che non riconosce e tutela alcuna religione mantenendosi in una posizione areligiosa…indipendente dall’autorità ecclesiastica”.
Confessionalismo: “Rigida adesione ideologica alle dottrine e alle norme di una confessione religiosa”.
Stato confessionale: “Che professa una religione riconoscendola nella sua costituzione”.
La Costituzione italiana esplicita il laicismo dello Stato Italiano. Allora bisogna mettersi d’accordo: o lo Zingarelli e la Costituzione “sbagliano”, nel senso che danno un’interpretazione errata e non realistica della laicità dello stato, oppure sbaglia la chiesa cattolica ad ingerirsi continuamente e pesantemente nella vita politica della nostra nazione e sbagliano ancor di più quei politici (e sono tanti) che consentono questa intollerabile ingerenza. Non passa giorno, infatti, che, dovunque ci si giri (radio, televisione, giornali), non si incappi in un esponente (più o meno eminente) della chiesa cattolica che, mentre da una parte afferma che i fedeli non devono fare politica, dall’altra influenza quanto più possibile le “coscienze” (e le politiche) del popolo italiano, tanto che quotidianamente, da tutti i “media”, pretende di far fare, a modo proprio, le leggi dello Stato Italiano, dai PACS alla fecondazione artificiale all’utilizzazione delle cellule staminali all’eutanasia alla procreazione assistita e così via (con il bel risultato che chi vuol difendere le proprie scelte laiche se ne va all’estero). Tanto che, anche per un laico, diventa difficile portare il rispetto (dovuto) alla religione cattolica (come a tutte le altre): una religione che, fin dalla nascita, pretende (molto poco caritatevolmente) di “guidare” la vita dei cittadini, fino alla morte che, più è “ricca” di sofferenza, meglio è. Non siamo forse nati (per soffrire) nel dolore?
E cosa pensare di un Dio che fa della sofferenza umana un valore, in attesa di un premio in un aldilà alquanto improbabile nel quale vuole fare andare anche coloro che non ci credono?

sabato, gennaio 13, 2007

 

LA GALLERIA....IN LIBRERIA


"UN'ETICA SENZA DIO"
E' il titolo di un libro da comprare (e leggere), scritto dal professor Eugenio Lecaldano, ordinario di Filosofia Morale presso l'Università "La Sapienza" di Roma (Editori Laterza).
"E' un libro filosofico, interessato a influenzare niente altro che le riflessioni. Non ambisce a portare a termine l'impossibile cerimonia di seppellire Dio, nè vuole assumere un ruolo diretto sul piano politico o giuridico e neanche presentare dogmi nei quali si possano riconoscere gli atei per costituire la chiesa di coloro che sono senza chiesa. Questo libro muove dalla fiducia che la civiltà del nostro paese permetterà di accogliere le idee di coloro che sostengono esplicitamente che la morale e i valori sono qualcosa che non solo può unire credenti e non credenti, ma esige da tutti noi un surplus di indipendenza e di autonomia, da realizzare vivendo come se Dio non esistesse.
Non solo non è vero che senza Dio non può darsi l'etica, ma anzi è solo mettendo da parte Dio che si può veramente avere una vita morale."

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